(da
Trend Online, del 22/05/2012, di Andrea Mazzalai)
La crisi dell’eurozona è apparsa la prima volta sulla copertina del settimanale economico edito a Londra esattamente due anni fa. Da allora altre 14 cover sono state dedicate ai guai finanziari dell’Europa.
Quello che è assolutamente affascinante in questa crisi è osservare giornalisti, analisti e bloggers vari che quotidianamente si prodigano per raccontarvi che la corsa agli sportelli è essenzialmente il risultato di un sistema che si sta disintegrando, ovviamente solo quello europeo e soprattutto l’esclusiva è di quello greco, spagnolo o italiano.
Paul Krugman è un bravo ragazzo ma si agita un pò troppo come i vari Buiter o Roubini, un pò come tutti quelli che hanno bisogno di farsi notare, hanno bisogno di visibilità, hanno bisogno che in molti si interessino alle loro visioni, alle loro tesi, alla loro ideologia un pò di sano narcisismo accademico.
Il buon Krugman urla da tempo che se non si fa questo o quello avremo una corsa agli sportelli anche in Spagna e Italia e che Draghi deve decidersi ad innondare di liquidità il mercato o invece nascondersi sotto la gonna di Angelina.
Ma a ben pochi viene in mente di segnalare che il panico non fa altro che creare panico e che in molti gettano benzina su un evento, il bank run, l’unico che può accellerare la fine dell’Europa e che avvantaggia solo la Germania.
Fanno sorridere tutti coloro che si prodigano a trasferire capitali dall’ Europa all’Europa, dall’euro all’euro, dalla Grecia, Spagna e Italia alla Germania, perchè se qualcuno non l’avesse ancora compreso, nella remota ipotesi che salti il nostro Paese, di euro non si parlerà mai più ne tantomeno delle idiozie di un euro A e un euro B.
Purtroppo c’è ancora una gran massa di ingenui che quotidianamente credono alle favole che vengono propinate loro soprattutto dall’informazione liberista, quella che ogni giorno vi racconta la favola della speculazione buona e giusta e che l’andamento dello spread e dei CDS non è altro che un segno della divina provvidenza.